Il fallimento dei mediani come centrali di difesa

Nel calcio contemporaneo il recupero del possesso è nulla senza un’uscita di palla pulita.

Per i difensori non è più sufficiente una difesa grintosa per conquistare il possesso del pallone, soprattutto se non si sa cosa fare una volta recuperato il possesso. Una volta conquistata palla la si deve saper giocare per non perdere nuovamente il possesso, con l’aggravante di perdere palla in una zona pericolosa. Per adattarsi a questa evoluzione del calcio, i difensori contemporanei non possono prescindere da una buona capacità tecnica indispensabile nell’uscita di palla dalla difesa.

Questa tesi è avvalorata soprattutto dalla grande mole di passaggi che mediamente le squadre eseguono nella loro metà campo. Infatti l’inizio dell’azione, a detta di molti allenatori, non nasce più dal centro del campo, con la contesa della seconda palla dal rinvio lungo, bensì da dietro, dalla metà campo difensiva. Diventa quindi sempre più importante avere dei difensori con spiccate qualità tecniche. Caso emblematico è la Juventus della quale Leonardo Bonucci ne è leader e padrone sia in fase di recupero che di smistamento dopo il recupero.

La retrocessione degli interditori

La geografia dei ruoli in campo si è evoluta negli ultimi anni. Mentre una volta i giocatori con un tocco di palla superiore alla media, pur privi una velocità fisica, stazionavano sulla trequarti; oggi trovano collocazione 20 metri più indietro. Destino simile capita agli interditori, quelli che una volta venivano definiti mastini di centrocampo; che non riuscendo ad emergere tecnicamente nel centro del campo vengono arretrati per poter sfruttare al meglio le loro doti nel recupero di palla. Ma la loro utilità aumenta in fase di possesso, dove la loro tecnica non eccelsa per la mediana trova migliore collocazione nella propria metà campo. Questo è un discorso molto generico, che varia da squadra a squadra in base all’organico a disposizione dell’allenatore che lo plasma a seconda della sua filosofia di gioco.

Johan Cruyff, ad esempio, aveva una linea difensiva dove l’ultimo difensore era Ronald Koeman, un giocatore particolarmente tecnico posto nel vertice basso del rombo di costruzione. A fianco all’olandese nel 3-4-3 vi erano di fatto due terzini di statura medio bassa come Ferrer e Sergi, che interpretavano il ruolo in maniera propositiva. In alcuni casi, ha addirittura adattato centrocampisti come Sacristan o Witschge o addirittura un’ala come Goikoetxea, come terzo di destra prima dell’arrivo di Sergi. Secondo Cruyff meglio mettere gente che sappia gestire il pallone tra i piedi sin dalla prima costruzione. La grande propensione offensiva e il controllo del pallone per gestire lo spazio e il tempo, poteva consentire al tecnico olandese di schierare tre difensori che in realtà difensori non lo erano. Identica soluzione era stata proposta da Rinus Michels ai mondiali del 1974 con l’Olanda, spostando la mezzala Haan nella coppia di centrali di difesa.

In serie A

La collocazione in campo di un giocatore non è elementare come alla Play Station dove per ogni giocatore c’è un ruolo assegnato. Alla definizione del ruolo di un giocatore concorrono una serie di fattori, quali l’abilità tecnica, il fisico, la velocità, l’abilità nella lettura del gioco correlate poi alla visione dell’allenatore che lo istruisce per farlo giocare nel ruolo più congeniale per la squadra e il giocatore stesso.

Spesso i centrocampisti difensivi vengono adattati a centrali di difesa in casi di emergenza. Ad esempio De Rossi nelle prime giornate del campionato 2015-16 o andando qualche anno più indietro ad Angelo Palombo e Luca Marrone, reinventati centrali di difesa, senza che la soluzione abbia però allungato o reso più luminosa la carriera di entrambi.

Ad oggi sono due le squadre ad avere due mediani schierati come difensori centrali. L’Inter e la Fiorentina che da una decina di partite a questa parte stanno adottando questa soluzione, con alterne fortune. È oltremodo interessante però notare come i due giocatori, che hanno caratteristiche fisiche molto diverse e poco in comune tecnicamente, si stiano trovando a giocare come difensori centrali in due differenti sistemi di gioco. La 33esima giornata di campionato è stata anche la partita in cui le due squadre si sono affrontate, dando vita ad un pirotecnico 5-4, che ha evidenziato i limiti difensivi delle due squadre.

Carlos Sanchéz, Fiorentina

Acquistato in estate, Sanchéz doveva dare un’alternativa di qualità in un reparto che oltre a Vecino e Badelj costringeva Sousa a schierare Borja Valero nel doble pivote viola, in assenza dei primi due. Nella prima parte di stagione è stato impiegato come mediano, mentre dalla gara contro la Juventus il suo raggio d’azione è stato arretrato andando a completare il terzetto difensivo. Viste le buone doti fisiche e atletiche e l’abilità tecnica in uscita di palla, le prime uscite sono sembrate più che soddisfacenti. Inizialmente viene schierato largo a desta, per sfruttare al meglio la sua velocità. Rivelandosi molto utile alla causa, potendo permettersi di assecondare il suo istinto da centrocampista uscendo nel mezzo spazio per interrompere la trama di gioco avversaria. Difensivamente fa vedere delle buone cose, nonostante alcuni movimenti da coordinare meglio con la linea difensiva siano da rivedere. La partita della svolta, in negativo, è quella in casa della Roma. Da un suo errore nasce il vantaggio della Roma. L’errore commesso fa crollare tutte le certezze dei viola penalizzati da gravi errori del numero 6 colombiano, che spesso va fuori posizione facendosi attrarre troppo dal pallone, o coprendo in ritardo le uscite in marcatura dei compagni.

In questa situazione tiene in gioco Dzeko, restando 3 metri indietro rispetto al resto della linea difensiva. Sul lancio di De Rossi, la salita tardiva di Sanchez mette a tu per tu Dzeko con Tatarusanu; il bosniaco rimane freddo e firma l’1-0 per la Roma.

Complice l’infortunio di Gonzalo Rodriguez, Sanchez viene dirottato al centro della difesa, perché unico possibile sostituto dell’argentino per garantire quel fraseggio basso marchio di fabbrica della squadra di Sousa. Dopo 11 presenze da difensore centrale si può tracciare un primo bilancio sul rendimento di Sanchéz come difensore centrale. I limiti di Sanchéz come difensore ci fanno capire quanto sia difficile a 31 anni dover cambiare ruolo e di dover recepire alcuni automatismi che per un difensore che gioca in serie A ci sembrano quasi scontati. Trovandosi a giocare in una difesa a 3, che difende molto alto può dare sfogo al suo istinto da centrocampista per interrompere sul nascere le trame offensive avversarie, vantando una media di 1,7 intercetti a partita. Va più in difficoltà nelle fasi di difesa posizionale o se ha un uomo da marcare. Sbaglia spesso i tempi con cui gestire al meglio la situazione, cercando spesso il recupero immediato attraverso anticipo senza mai temporeggiare per dare modo alla sua difesa di posizionarsi. Sui 3,4 tackles tentati gliene riescono solo 2,6 a partita. Questo dato è in parte collegato all’aumento dei falli commessi per gara che è di 1,5 (mentre comprendendo anche le gare giocate da centrocampista la sua media totale scende ad 1 fallo a partita). In particolare i suoi errati tempi difensivi possono rivelarsi molto pericolosi soprattutto quando viene schierato al centro della difesa, dove un errore può aprire il campo agli avversari.

In questa situazione legge male lo sviluppo dell’azione. Indeciso se tentare l’anticipo o accompagnare l’avversario verso l’esterno, si fa rubare il tempo da Icardi, bravissimo in queste situazioni di gioco. Sanchéz cerca di far allargare l’avversario verso destra, lasciandogli la palla sul piede forte col quale trafigge Tatarusanu.

 In fase di impostazione, la sua precisione media dei passaggi in tutta la stagione è del 87,8%. Andando nello specifico, nelle partite disputate da difensore centrale possiamo classificare i suoi 862 passaggi in: passaggi lunghi (110) e passaggi corti (752). Molto più numerosi sono i passaggi corti, visto l’impianto di gioco viola che propone il fraseggio corto e a terra per risalire il campo. Dei 752 passaggi corti effettuati; 687 sono stati precisi e 65 sbagliati (precisione del 91,4%). Meno efficace nel gioco lungo dove dei suoi 110 passaggi lunghi solo 66 sono arrivati a destinazione, mentre 44 si sono rivelati imprecisi (precisione del 60%). La scelta di inserire un centrocampista nella linea dei difensori porta ad un trade-off tra una difesa più vulnerabile in fase di recupero ed una maggiore qualità nell’uscita di palla. I principi del gioco di posizione espressi dalla Fiorentina possono rendere più facile per un centrocampista inserirsi nel contesto della linea difensiva, soprattutto in fase d’impostazione. Contestualizzando, però, in un campionato come quello italiano, con allenatori molto abili nelle situazioni di dettaglio, i limiti difensivi di Sanchéz possono venire a galla e portare numerosi pericoli verso la propria porta.

Gary Medel, Inter

Il percorso calcistico del cileno, arrivato in Italia nell’estate del 2014, è particolare. L’inter lo acquistò come metodista da schierare davanti la retroguardia a 3 di Mazzarri. Gli allenatori che sono succeduti sulla panchina (Mancini e De Boer) non lo hanno mai rimosso dai titolari e lo hanno schierato come mediano. Medel intanto giocando da difensore centrale con la sua nazionale ha vinto due Copa America, rivelandosi uno dei migliori difensori del panorama sudamericano. Per anni ci sono stati numerosi dibattitti, nei salotti tv e tra tifosi, sul fatto se Medel sia un difensore centrale o un mediano. Stefano Pioli, appena arrivato sulla panchina dell’Inter ne ha arretrato il raggio d’azione affiancandolo a Miranda tra i due difensori centrali dell’Inter. Il cileno è stato sempre molto stimato dai vari tecnici, per le sue doti di lottatore e la grinta con la quale scende in campo. Un infortunio muscolare patito nella prima partita giocato da difensore centrale, lo costringe a rientrare in gennaio. Il suo ritorno segna il passaggio alla difesa a 3, per poi rimanerci come titolare a scapito di Murillo, col ritono della difesa a 4. Nonostante questa sia stata la stagione peggiore di Medel, come rendimento, in maglia nerazzurra.

Medel è tatticamente disciplinato conoscendo già il ruolo e i relativi meccanismi necessari a rendere al meglio. Un problema al quale si era assistito durante l’assenza di Medel, insabbiato dai risultati positivi, era la difficoltà dei nerazzurri nel proporre gioco da dietro. Il ritorno del cileno è stato sì utile in quest’ottica a migliorare il fraseggio arretrato, ma non abbastanza. Nonostante Medel abbia una precisione dei passaggi complessiva del 90%. Nelle 15 gare disputate da difensore centrale, la sua precisione si è stata comunque alta, ma composta quasi interamente di passaggi corti. Su 773 passaggi effettuati 691 sono stati quelli corti; di questi 691 solo 37 imprecisi, rendendo una percentuale di precisione oltre il 94%. Sui passaggi lunghi però la media scende sensibilmente, infatti a fronte dei 37 passaggi lunghi precisi fanno fronte i 45 passaggi lunghi sbagliati, precisione del 46%. Il dato sui passaggi lunghi ci fa capire la difficoltà dei nerazzurri a cominciare l’azione da dietro, problema che nemmeno Medel è riuscito a risolvere. Il cileno preferisce un fraseggio più conservativo e semplice verso il compagno di reparto che in avanti verso i centrocampisti. Di fatto Medel non ha migliorato come sperato l’impostazione di gioco da dietro della sua squadra.

In fase di non possesso la situazione è anche peggiore. Il gioco proposto da Pioli prevede un baricentro molto alto e in caso di ripartenza degli avversari costringe i propri difensori a lunghe corse per difendere la propria porta, non proprio il sistema ideale per far giocare un giocatore come il pitbull. Medel è un giocatore brevilineo e sovrastrutturato fisicamente, che non ha grande fluidità in corsa. Infatti il baricentro del Cile è molto più basso e più congeniale per le sue doti.

Qui Deulofeu gli fa mangiare la polvere

Per giocare in una posizione di campo abbastanza alta la sua media di intercetti come difensore centrale è di 1,4 a partita. Meno efficiente sui tackles, infatti gliene riescono più della la metà di quelli tentati (1,4 su 2,7 per gara). Nonostante sia detto il pitbull commette solo 0,9 falli a partita, dato controverso perché significa che non utilizza molto il fallo tattico, nonostante le sue difficoltà nel difendere sul lungo. Pur essendo di bassa statura vince quasi la metà dei duelli aerei essendo molto bravo a prendere posizione in anticipo rispetto all’avversario.

Il vero limite di Medel è dato appunto dalla sua struttura fisica che lo penalizza nel difendere così alto, visti i pochi errori tattici commessi. Infatti oggi i difensori sono quasi sempre longilinei per sfruttare al meglio la loro velocità in progressione su campo aperto. Medel è più abile a difendere porzioni ridotte di campo. Per la serie A e soprattutto per i compiti richiesti da Pioli ai sui difensori centrali servirebbe maggior atletismo per contenere gli avversari.

Medel in difficoltà nell’inseguire Babacar una volta arrivato in area non riesce a coprire bene lo specchio di porta, lasciando al senegalese tutto lo specchio di porta. In quest’occasione il senegalese realizza il 4-2 per la Fiorentina.

Imputare il solo Medel come unico colpevole delle recenti disfatte dell’Inter sarebbe eccessivo, viste anche le prestazioni dei suoi compagni di squadra. In compenso ci sono due dati che ci dovrebbero far riflettere. Il primo, un po’ banale, è il numero dei goal aumentati nelle ultime 9 gare col cileno titolare sono stati incassati 16 goal; nel periodo in cui la coppia difensiva era Murillo-Miranda i goal subiti furono 5 in 7 gare. Un altro dato è quello dei goal subiti da calcio d’angolo, 5 nelle ultime 7 partite, infatti Medel anche se bravo nello scegliere il tempo risulta meno performante in una situazione di calcio d’angolo.

In questo caso il trade-off difesa/impostazione è quasi inesistente, perché non è stato migliorato il fraseggio arretrato e il peggioramento della fase difensiva è stato eccessivo, soprattutto perché il giocatore adattato in questione aveva già esperienza come difensore centrale.

Il mediano può giocare difensore centrale?

Prima abbiamo citato il Barcellona di Cruyff, parlando dei suoi difensori atipici. Ma anche oggi nel Barcellona gioca un mediano come difensore centrale, Javier Mascherano. Ormai da 6 anni l’argentino ha abbandonato il suo ruolo naturale in favore di Sergio Busquets, molto più utile nei meccanismi Blaugrana. L’adattamento di Mascherano, che ha un’intelligenza calcistica sopra la media, al nuovo ruolo è stata molto lineare e si è affinata nel corso delle stagioni aumentando l’intesa con Piqué e Busquets. Il sistema difensivo del Barça e gli spazi che concedono sono molto differenti da quelli concessi in serie A e quindi anche un mediano come Mascherano riesce a rendere fuori dal suo ruolo naturale.

Qualche anno fa, teorizzai che un giorno la difesa a 3 sarebbe stata composta da un centrocampista adattato a centrale e ai suoi lati due difensori centrali di ruolo, vedendo varie squadre cominciare la loro azione con una circolazione arretrata. Riportando in auge il ruolo del libero cancellato dal calcio contemporaneo, che in futuro potrebbe essere rivisto in chiave moderna per avere un’uscita di palla pulita dalla difesa.

In serie A il terreno potrebbe essere maturo, a condizione di trovare un giocatore che riesca ad abbinare doti fisiche da difensore, qualità tecniche da centrocampista e intelligenza calcistica superiore, per migliorare la fase di recupero e la successiva fase d’uscita. I vari Fazio, Bonucci e Benatia in parte rispondono ad un simile identikit, sono loro l’anello di congiunzione tra il difensore di rottura e il difensore playmaker. Tra passato e futuro.

Fonte dati: WhoScored